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Sulla leva militare anche il M5S boccia Salvini: “Renderla obbligatoria è anacronistico”

Ripristino del servizio militare obbligatorio? La questione sollevata dal ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini è quasi un tormentone estivo. Con il popolo di Twitter che boccia senza appello l’idea del leader della Lega per cui «serve il militare per insegnare l’educazione ai ragazzi che i genitori non insegnano». E la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, che bolla la proposta come «un’idea romantica, ma i nostri militari sono e debbono essere dei professionisti». Linea completamente sposata da Francesco D’Uva, capogruppo M5S alla Camera: «I nostri militari sono, e sempre saranno, dei professionisti. Per tale motivo l’idea di ritornare alla leva obbligatoria è romantica ma vecchia, dunque non attuabile. Siamo in totale sintonia con la ministra Trenta».
Il ritorno al passato – la naja fu abolita nel 2004 grazie anche al contributo di Sergio Mattarella in qualità di ministro della Difesa del governo D’Alema – non piace molto anche agli altri schieramenti politici, da Forza Italia al Pd. Per non parlare poi dell’aspetto economico, della difficoltà a reperire i fondi necessari. Si rivolge «all’amico Salvini» l’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa, per ricordargli che esiste già la possibilità di svolgere una “mini-naja”: «Prima di discutere di leva obbligatoria il governo potrebbe tornare a finanziare questa legge che la sinistra ha smesso di utilizzare».
Ma tra le curiosità suggerite dal tema caro a Salvini c’è quello relativo all’esperienza diretta di ministri e sottosegretari. Come si sono comportati coloro che hanno voce in capitolo? Chi ha imbracciato il fucile? E chi invece no? L’attuale ministro dell’Interno, va da sé, ha svolto il servizio militare nel 1995, prima in Piemonte e poi a Milano. Mentre è milite-esente il suo predecessore Marco Minniti, Pd, come pure l’ex premier Matteo Renzi perché era da poco diventato papà del suo primogenito. “Esentato con prole” anche l’ex ministro dei Trasporti Graziano Delrio, che all’epoca della naja era già padre di due dei sue nove figli. Non ha, invece, indossato la divisa per ragioni politiche l’ex tre volte ministro Angelino Alfano (Giustizia, Interno, Esteri), perché venne eletto consigliere comunale subito dopo la laurea in giurisprudenza.
Non hanno mai messo piede in caserma anche l’ex ministro alla Giustizia Andrea Orlando, Pd, e l’ex titolare del dicastero dei Trasporti Maurizio Lupi (Ncd). Orlando si è impegnato in un centro immigrati della sua città, La Spezia, mentre Lupi ha svolto il servizio civile ai tempi dell’università. Obiettore di coscienza anche l’attuale segretario Pd Maurizio Martina.
Per un’accentuata miopia, sette gradi e mezzo, venne riformato l’ex premier Enrico Letta. Niente naja anche per l’ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, mentre militare nella sua Ferrara è stato l’ex ministro alla Cultura Dario Franceschini.
Un mistero resta, infine, la mancata leva di Silvio Berlusconi. Le biografie raccontano che l’ex premier e leader di Forza Italia venne dispensato in quanto primogenito. Ma la legge lo prevedeva solo se si trattava di figlio di invalido.

Fonte: Grazia Longo – La Stampa

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