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Alberto Angela e la Cappella Sistina, l’arte e la Storia diventano un capolavoro della tv

L’intenzione era quella di portare la cultura in tv il sabato sera. Una sfida su un terreno destinato per tradizione all’intrattenimento. Il risultato è stato quello di stupire con effetti speciali ben più efficaci di uno show. Con Ulisse, il piacere della scoperta e il suo Viaggio nella Cappella Sistina, Alberto Angela è stato protagonista della prima serata di ieri, riuscendo a rendere sorprendente quello che molti consideravano conosciuto, visto, sentito. Ancora una volta ha condotto lo spettatore in un’esperienza esclusiva: così come aprì lo speciale di sabato scorso dicendo «il sole è tramontato, i turisti sono andati via, stanotte Pompei è tutta per noi», anche stavolta la premessa diventa una promessa mantenuta, «le porte della Sistina si apriranno solo per noi». Ancora una volta i social sono tutti con lui: in breve tempo #Ulisse è trending topic.
È Angela in persona che spalanca il gran portale al quale si accede dalla Sala Regia. Non prima di essersi soffermato sulla Sala precedente, la Ducale, sul “sipario” in marmo e stucchi realizzato da Bernini «per coprire il fatto che il grande ambiente è costituito da due aule non perfettamente allineate e lui le ha spezzate con quel sipario». «È ora di entrare», è «l’ingresso in un capolavoro della storia, della religione e dell’arte». Si spalanca la porta e nel mezzo della Sistina la regia ci mostra un Angela piccolo piccolo di fronte alla grandiosità del luogo, «fondamentale per la religione cristiana ma anche per la storia della Chiesa». Inizia la «lunga storia della Sistina, risultato di un percorso che ha attraversato più momenti della Storia», «abbiamo scelto questo luogo come fosse un vascello per raccontare ed esplorare appena cinquanta anni ma così densi di passione, entusiasmo, storia, da lasciare un’impronta profonda per i secoli a venire».
Da quel momento, a bordo di quel “vascello”, inizia una navigazione davvero straordinaria attraverso le opere e i significati che animano quel capolavoro che è la Sistina. Angela richiama l’attenzione sul «disegno unitario, il filo logico che rende questo luogo una Bibbia illustrata, l’Antico e il Nuovo Testamento sono messi intorno a noi per immagini, emozioni e significati. Si parte dalla Genesi, dall’inizio dei tempi, per arrivare alla fine dei tempi», «un luogo che condensa la genialità di uomini che hanno lasciato un’impronta fondamentale non solo dal punto di vista dell’arte».
Angela spiega in che modo vengano illustrati il pensiero e la dottrina cristiana, poi scarta e parte per un altro viaggio. Ci porta nella Roma del Quattrocento, un volo d’uccello sulla ricostruzione digitale del Colosseo e dell’Arco di Costantino, le rovine abbandonate, l’isola Tiberina «quando ancora non c’era il ponte Garibaldi ma c’era il ponte Sisto che prende il nome da Sisto IV, lo stesso Papa che fece realizzare la Cappella». In volo si arriva sul ponte Sant’Angelo, «fino al 1475 era l’unico modo per passare il Tevere e andare alla basilica di San Pietro». Roma, i suoi orti, i giardini e le case viste dall’alto, Roma città cuore di una superpotenza, il papato, città più internazionale d’Italia ma anche violentissima, «un semplice affronto poteva costarvi una coltellata». Si arriva alla basilica in costruzione, «la facciata è ancora quella medioevale, vanno avanti i lavori, le impalcature attorno al tamburo della cupola e, accanto, la cappella che da Sisto IV prenderà il nome».
Ed è di nuovo un Alberto Angela piccolo piccolo, in confronto al luogo, quello che ci mostra «la prima cosa realizzata all’interno della Cappella», il pavimento cosmatesco, composto con pezzi d’antichità presi da luoghi abbandonati, «le colonne fatte a fette», insomma: «ingredienti a chilometro zero». Il viaggio non si ferma, questa non è una storia solo romana. Ci si sposta nella Firenze medicea, Angela racconta la congiura dei Pazzi e sembra di essere lì, in Santa Maria del Fiore, la mattina del 26 aprile 1478. L’assalto, la fuga, Angela che si mette nei panni di un seguace dei Medici che, non vedendo più Giuliano, vittima della congiura, sale lungo una scala fin sulla cantorìa per scorgere poi il cadavere in una pozza di sangue.
Da quel momento è un’onda centripeta, come se tante vicende della Storia portassero sempre, inevitabilmente, alla Cappella Sistina. Gli artisti che da quella Firenze confluiranno a Roma per lavorare agli affreschi, Perugino e Botticelli, Ghirlandaio, Cosimo Rosselli, Pinturicchio, Signorelli e gli altri, «un gruppo che comincia un lavoro straordinario nel rispetto di un’unità di intenti che coinvolge le linee, le tinte, le unità verticali, i colori, i personaggi». Ancora ci aiuta la tecnologia e come per magia si crea una balaustra sulla quale Angela può camminare lungo gli affreschi più alti. Ne spiega la composizione, richiama l’attenzione sui dettagli, sui volti, «quelli che sembrano idealizzati e perfetti e quelli che sembrano presi dalla vita quotidiana». Un insieme «che dà la sensazione che tutto sia di una sola mano, invece è frutto di una genialità di gruppo».
Mentre a Roma prende forma la Cappella Sistina, il mondo si muove. Colombo scopre l’America, inizia l’era delle grandi esplorazioni, l’Europa spalanca le proprie finestre su orizzonti lontani. Cambia la visione delle cose, dell’uomo, cambia la sensibilità artistica grazie a nuovi apporti e culture altre. Il grande protagonista di questa storia è lì che aspetta di essere raccontato. È il momento di parlare di Michelangelo, dei grandi capolavori conosciuti e di quelli giovanili, delle sculture e di quanto le prime opere influiranno sulla realizzazione degli affreschi della volta della Sistina e del Giudizio universale. La storia del genio, il tormento e l’estasi.
Alla fine è proprio questo a emergere dopo più di due ore di racconto, un viaggio lungo e affascinante che converge su un solo punto: la centralità dell’uomo come forza attiva e trasformatrice, che poi fu il cuore del Rinascimento, la rivoluzione. Forgiare se stessi e il proprio destino lasciando un segno che possa attraversare i secoli. «Un’epoca di ricerca, di scoperte e di libertà – conclude Angela -, il momento in cui tutto è cambiato. E non c’è luogo migliore di questo, la Cappella Sistina, per conoscere quel momento di grazia nella storia dell’uomo».

Fonte: Alessandra Vitali – Repubblica.it

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