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Nella provincia di Frosinone persi 4 mila posti di lavoro in un anno, avanza la disoccupazione in Ciociaria

«I dati relativi alla disoccupazione in provincia di Frosinone, dove si sono persi 4 mila posti in un anno, confermano come il territorio sia più vicino alle caratteristiche del Sud che del Centronord. La ripresa non c’è affatto: se quella italiana i questi anni è un riflesso europeo, a Frosinone non arriva neanche quello. La maggior parte dei posti di lavoro creati negli ultimi anni, frutto delle deregolamentazione attuata nelle ultime riforme, sono di poche ore, a chiamata, a tempo determinato e producono buste paga da fame». È questa la fotografia del momento scattata dal segretario provinciale dell’Ugl Frosinone Enzo Valente, che torna a denunciare i problemi di un sistema che non produce né lavoro, né benessere.
«Soltanto quando ci sarà una crescita che si avvicina al 2% – spiega Valente – si avranno nuovi posti di lavoro. Al di sotto di questa soglia si tratta solo di ricambio generazionale e precariato. L’Italia del dopo crisi non si è mai minimamente avvicinata a questo dato di crescita del prodotto interno lordo. In provincia di Frosinone il settore traino, quello farmaceutico, offre risvolti occupazionali bassi essendo un comparto ad altissima incidenza tecnologica che richiede poca manodopera».
«In futuro – continua Valente – sarà così anche per altri settori a causa della robotizzazione, informatizzazione e digitalizzazione, cioè la quarta rivoluzione industriale, destinata ad espellere sempre più lavoratori dal ciclo produttivo». Occorre, dunque, riflettere sul nuovo sistema di welfare, una situazione che va affrontata in maniera differente rispetto alle ricette messe in campo negli ultimi anni che non hanno portato a soluzioni positive.
«Tra le proposte dell’Ugl – sottolinea il segretario provinciale – c’è quella di lavorare da subito per riportare la provincia di Frosinone nella ex Cassa del Mezzogiorno. Gli indicatori economici ci accomunano, senza se e senza ma, alle province del Sud, pertanto è anche giusto che si possa usufruire degli stessi benefici e delle stesse opportunità. A nostro avviso urge accelerare sulle politiche attive che nella nostra provincia, così come nel resto del Paese, non riescono a partire ma, allo stesso tempo, occorre rivedere la riforma degli ammortizzatori sociali prevedendo il ripristino di alcuni strumenti di sostegno al reddito soppressi con l’ultima riforma concepita nell’ottica di una ripresa che non è mai partita».

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