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Tifosi maturi, avversari non irresistibili, recupero della ciociarità e Maurizio Stirpe: perché si può credere nella salvezza

Perché credere nella salvezza del Frosinone dopo uno 0-5 interno? Perché è questo ciò che permette di fare il calcio: dare la possibilità a ogni tifoso di sognare per la propria squadra il massimo traguardo e inseguirlo fintantoché esiste anche solo una speranza di raggiungerlo. Il Frosinone, ad oggi, sembra la squadra meno attrezzata di tutta la categoria, ma guai ad arrendersi già adesso dopo appena quattro partite. Perché, dunque, è possibile avere fiducia nell’obiettivo salvezza? Per alcune valide ragioni.
Intanto quella del Leone non è una piazza isterica. Anzi, il pubblico è particolarmente maturo. Qui è stata applaudita una retrocessione, quella della precedente esperienza in Serie A, e si sa riconoscere quando una squadra, pur con evidenti limiti tecnici, getta il cuore oltre l’ostacolo. Se i giocatori sapranno dimostrarsi determinati, troveranno sempre il sostegno della gente, al di là di quale sarà il risultato finale. Non sarà, insomma, la situazione di classifica a far disinnamorare i tifosi del Leone.
Poi ci sono le rivali per la salvezza. Il Chievo è abituato a lottare per questo tipo di obiettivo, ma quest’anno la rosa appare meno competitiva e poi è ancora aperta la partita della penalizzazione per via delle plusvalenze fittizie, con la Procura federale che ricorrerà dopo il primo grado di giudizio. Il Bologna, invece, ha dei limiti nella guida tecnica, con un allenatore fortemente sopravvalutato. E finché non ci sarà un avvicendamento in panchina… Le altre sono partite meglio, ma non è scritto da nessuna parte che mantengano questo ritmo.
Terzo motivo: il recupero dei “ciociari” Ciofani e Gori. A questa squadra manca – inevitabilmente vista la quantità di nuovi giocatori – un pizzico di… ciociarità. Mirko e Daniel, il primo “indigeno” a tutti gli effetti, il secondo da considerare ormai parte integrante e integrata della nostra terra, trasmetteranno in campo quel senso di appartenenza e quell’attaccamento alla maglia che in questo momento un po’ manca. La squadra, per dare il massimo, dovrà avvertire quel senso di responsabilità per la causa giallazzurra, anche se stiamo parlando di assoluti professionisti.
La quarta e ultima ragione per credere nella salvezza si chiama Maurizio Stirpe. Se a gennaio il Frosinone si troverà in cattive acque, siamo certi che il presidente non si tirerà indietro e farà di tutto per correggere gli errori di valutazione commessi nel mercato estivo e investirà altre risorse per cercare di regalare la salvezza ai tifosi. Del resto, questa volta all’obiettivo Stirpe crede infinitamente di più rispetto a quanto non facesse tre anni fa in occasione della prima stagione in Serie A. (Gabriele Margani)

Foto di Federico Casinelli

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