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Un tir che trasportava un rotolo d’acciaio, forse è stato quel mezzo a dare il “colpo di grazia” al ponte Morandi

In quei giorni la vita del ponte era appesa a un filo: la struttura malata, gli stralli deformati, l’acciaio al limite della tenuta. Qualsiasi sollecitazione avrebbe potuto causare il crollo. Difficilissimo individuare quella decisiva. Ma a forza di osservare i video del disastro, gli investigatori hanno pensato a un’ipotesi: che a spezzare il filo del Morandi potrebbe essere stato un autoarticolato. In particolare, il Fiat Stralis della Mcm autotrasporti di Novi Ligure, precipitato con gli altri nel baratro. Quella mattina stava portando un rotolo d’acciaio: 440 quintali, non molto inferiore al limite di legge che è di 462. Un tir in regola, dunque, ma il più pesante che stava attraversando il viadotto alle 11:36 del 14 agosto. Alla guida c’era Giancarlo Lorenzetto, 55 anni, uscito miracolosamente illeso dal crollo. Lui è naturalmente una vittima della catastrofe. L’abbiamo sentito.
Come sta innanzitutto?
«Mi sono uscite delle coliche renali, sarà lo stress perché la testa lavora tutti i giorni su questa cosa, fra avvocati e tutto il resto. Sono comunque vivo e questo è un miracolo».
Ci racconta cosa ha visto?
«Ci provo. Avevo caricato all’Ilva di Genova e stavo andando all’Ilva di Novi Ligure, verso Sampierdarena quindi. Superato il pilone nove, ho saputo dopo che era il nove, davanti a me si è aperta la strada e mi sono sentito risucchiare all’indietro. Ho chiuso gli occhi pensando che fosse finita. Mi sono ritrovato giù, appeso alla cintura di sicurezza e per fortuna che l’avevo allacciata».
Pochi metri e sarebbe passato anche il suo tir.
«Bastavano due secondi, dico io, perché è successo proprio 5-6 metri davanti a me».
Cosa ha visto quando ha riaperto gli occhi?
«A destra c’erano palazzi, a sinistra l’asfalto in discesa. Non capivo dove cavolo ero. Mi sono slacciato la cintura e mi sono messo in piedi sulla portiera di sinistra. Lì ho capito che era un disastro e che mi conveniva aspettare i soccorsi. Dopo mezz’ora sono arrivati i vigili del fuoco che giustamente hanno dato la precedenza a chi urlava, urla che non potrò mai dimenticare».
Gli investigatori non escludono che possa essere stato il suo mezzo a dare il colpo di grazia.
«Che sia stato proprio il mio, io non lo posso sapere, saranno i tecnici a dirlo. Io avevo comunque una portata regolare e per questo mi hanno fatto entrare in autostrada. Dovevano assicurarsi loro che il ponte fosse a posto. Paghiamo più di 100 mila euro l’anno di pedaggi. Ma poi l’Ilva non ti lascia mai uscire dagli stabilimenti se il carico non è nei limiti».
Nessuno la colpevolizza.
«Tra l’altro il pilone si è frantumato dietro di me e quindi mi sembra strano che possa essere stato il mio camion. Capito com’è andata? Io sono caduto all’indietro, sono sceso con la strada».
Passava spesso sul ponte Morandi?
«Almeno due volte al giorno. Ha sempre ballato un po’ quel ponte, ma io ho sempre pensato che fosse una cosa naturale. Qualcuno però mi ha detto che il giovedì precedente al crollo oscillava più del solito».
Cosa ha fatto quando è sceso dal camion, lei che era illeso?
«Solo qualche escoriazione e un dolore al collo. Ma c’erano morti e feriti e le ambulanze non avevano tempo per me, chiaramente. Me ne sono andato a piedi fino a Bolzaneto e ho aspettato che i miei mi venissero a prendere».

Fonte: Andrea Pasqualetto – Corriere.it

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