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Il Tar sblocca la strada per il settore ospiti del “Benito Stirpe”, il Comune di Frosinone: “L’opera si farà”

Il Tar del Lazio dà ragione al Comune di Frosinone sulla strada di collegamento tra viale Michelangelo e viale Olimpia.
Con sentenza del 30 ottobre, il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio – Sezione Seconda Quater si è espresso riconoscendo le ragioni del Comune di Frosinone, annullando i provvedimenti di diniego che la Regione Lazio e il Ministero dei Beni Culturali – Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio delle province di Frosinone, Latina e Rieti avevano emesso in merito alla richiesta di autorizzazione paesaggistica ai fini della realizzazione della strada di collegamento tra viale Michelangelo e viale Olimpia.
I giudici amministrativi hanno riconosciuto la validità e correttezza dell’istanza avanzata dall’ente di piazza VI Dicembre, evidenziando anche come la stessa amministrazione comunale avesse previsto, a corredo dell’istanza presentata, un ben più ampio rimboschimento oltre quello richiesto dalla normativa di settore, a dimostrazione dell’indubbia sensibilità nei riguardi delle tematiche ambientali.
Alla luce di tale sentenza, l’amministrazione comunale provvederà in tempi celeri a perfezionare e portare a conclusione il procedimento per la realizzazione della strada.
Il nuovo collegamento viario, infatti, costituirà non soltanto un utile ausilio per migliorare la sicurezza del “Benito Stirpe”, ma soprattutto un’opera di completamento a servizio del Palazzo dello Sport, costruito circa 10 anni fa, all’interno di un’area sulla quale insistono anche altri impianti, come la piscina olimpionica, il Conservatorio di musica e il Provveditorato agli studi, aumentando, in tal modo, la presenza e il valore degli standard anche relativi alla viabilità.
«Con la sentenza del Tar – ha dichiarato il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani – si archivia una brutta pagina della burocrazia italiana che, in troppi casi, anziché tutelare con efficacia un territorio, soprattutto laddove siano in discussione prevalentemente piante di acacia e rovi di spine, finisce per bloccare piani di sviluppo e di riqualificazione sportiva e urbanistica dello stesso territorio. Un Paese che si avvita su se stesso per la ghiaia gettata tra gli ingranaggi dalle stesse autorità pubbliche che dovrebbero pianificare il futuro, non è utile ai cittadini e neppure alla valorizzazione delle competenze delle istituzioni. Speriamo che questa vicenda sia da monito anche per tante altre similari, inducendo alcuni funzionari pubblici a tutelare gli interessi effettivi della collettività e non il mero innamoramento dei propri pregiudizi, che finisce per rallentare soltanto l’azione sia dei Comuni che delle imprese».

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