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La solidarietà per Alessandro manda in tilt i telefoni dell’Admo, seimila iscrizioni per donare il midollo

La rete di solidarietà che ha fatto registrare giovedì a Milano ore di fila davanti al gazebo dell’Admo per donare il midollo osseo e provare a salvare il piccolo Alessandro Maria si allarga in tutta Italia, raggiunge Napoli e manda in tilt i centralini dell’associazione in tutto il Paese. Secondo Rita Malavolta, presidente dell’Associazione italiana donatori midollo osseo, sono oltre seimila le iscrizioni al registro fatte online da quando è stato lanciato l’appello per salvare il piccolo Alessandro Maria, affetto da una rara malattia genetica. E sempre nello stesso arco di tempo sul sito è stato registrato un flusso di 14 mila persone al giorno. Giovedì a Milano, davanti al gazebo in piazza Sraffa, in cinquecento si sono resi disponibili a donare il midollo osseo fornendo i loro dati per poi essere ricontattati. Il numero dei donatori si è quasi quintuplicato rispetto all’anno scorso. Ora la campagna di sensibilizzazione procede a Napoli con l’appuntamento in piazza Trieste e Trento domani, domenica a Caserta e in Emilia Romagna, dove sono previsti nove eventi nel prossimo mese. Tante le regioni che si stanno organizzando autonomamente.
L’ondata emotiva che ha fatto impennare la partecipazione ha creato, però, anche qualche equivoco. «È un fenomeno a cui assistiamo sempre quando si creano questi casi mediatici – spiega Rita Malavolta – molti in questi giorni si sono informati per donare, ma quando scoprono che non possono farlo soltanto per il piccolo Alessandro e che registrandosi si mettono a disposizione per qualsiasi malato, allora cambiano idea. Sulla donazione vige la totale privacy: una volta iscritti all’albo italiano si può essere chiamati a donare per pazienti provenienti da tutto il mondo di cui non si potrà mai conoscere l’identità. Se riusciremo a trovare il midollo compatibile con Alessandro, il donatore non saprà mai di averlo salvato. Saprà di avere donato nuova vita a una delle milioni di persone che nel mondo necessitano di un trapianto. Sono duemila, ogni anno, solo in Italia. Non fermiamoci quindi al singolo caso e mettiamoci a disposizione di tutti». La donazione del midollo osseo dedicata, quindi rivolta a un paziente specifico, esiste, ma può essere effettuata solo privatamente.
L’appello per salvare il bambino, nato da genitori italiani a Londra dov’è tutt’ora ricoverato per Linfoistiocitosi Emofagocitica, una rara malattia genetica, era stato lanciato dal padre Paolo Montresor su Facebook. La malattia del piccolo Alessandro colpisce lo 0,002 per cento dei bambini nel mondo, la metà dei quali non riesce a superare il primo mese di vita. Non avendo trovato nei registri mondiali dei donatori un midollo osseo compatibile con quello del bambino, i genitori hanno promosso una gara di solidarietà in tutta Italia, sperando di riuscire ad ottenere il trapianto in poco tempo: il piccolo Alessandro è curato con un farmaco sperimentale che gli permetterebbe di sopravvivere ancora per poche settimane.
Ad oggi sono 400 mila gli iscritti all’albo dei donatori in Italia. Per essere inseriti nel registro occorre avere tra i 18 e i 35 anni e non essere affetti da malattie del sangue. L’iscrizione prevede un tampone della saliva o un esame del sangue per raccogliere i dati del Dna, che vengono poi inseriti in una banca dati. In questo modo è possibile ricercare la compatibilità per la donazione di midollo osseo attraverso il trapianto. La donazione poi può avvenire attraverso due modalità diverse: dal bacino il midollo, che si rigenererà in pochi giorni, può essere estratto e donato attraverso una siringa, oppure con un prelievo del sangue dopo che il donatore ha assunto, per quattro giorni, un fattore di crescita delle cellule staminali nel midollo osseo.

Fonte: Elena Kaniadakis – Repubblica.it

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