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Morte di Desirée, arrestato a Foggia il quarto uomo

È stato arrestato anche il quarto uomo della banda che ha drogato, violentato e ucciso Desirée in una casa fatiscente a San Lorenzo. Gli inquirenti erano sulle sue tracce da ieri, dopo la cattura del terzo complice. L’arresto è avvenuto nei pressi del campo di Borgo Mezzanone, alla periferia di Foggia. L’uomo era vicino alla località nota come “la pista”, ex pista di atterraggio dove da tempo si è formato un insediamento abusivo di extracomunitari. È lì che, poche settimane fa, si era consumata l’aggressione da parte di un gruppo di stranieri nei confronti di due poliziotti.
«Meno male che li hanno presi – piange Barbara Mariottini, 31 anni, mamma di Desirée -. Hanno ammazzato la mia Desi, dopo 12 ore di agonia, ma almeno non faranno male ad altre ragazzine indifese come lei. Non faccio altro che piangere e ancora non ho detto che Desi non c’è più all’altra mia bambina, che ha solo 5 anni».
Due degli arrestati sono senegalesi (Mamadou Gara e Brian Minteh, di 27 e 43 anni), il terzo nigeriano (Alinno Chima, 46 anni), il quarto originario del Gambia (Yusif Salia). Tutti irregolari, tutti con precedenti per spaccio, tutti spietati nei confronti di una ragazzina di appena 16 anni. La Squadra Mobile di Roma, guidata da Luigi Silipo e coordinata dal pm Stefano Pizza e l’aggiunto Maria Monteleone, li ha fermati grazie alle testimonianze raccolte nella casa dell’orrore, frequentata da tossicodipendenti e altri pusher extracomunitari.
Due i testi principali: un africano e una donna sudamericana, che hanno assistito ad alcuni momenti dell’aggressione ma non sono stati in grado di impedirla per paura «perché quei quattro comandano loro e sono sempre stati pericolosi». Fondamentali saranno, inoltre, gli esami del Dna: sui poveri resti della studentessa di Cisterna di Latina sono state trovate diverse tracce biologiche e l’autopsia eseguita dal dottor Dino Mario Tancredi ha rivelato la violenza sessuale di gruppo. Che è uno dei reati contestati dalla Procura di Roma, oltre alla cessione di stupefacenti e all’omicidio volontario, aggravato dalla crudeltà.
Impossibile non definire crudele, infatti, chi per oltre 12 ore ha ridotto in uno stato di incoscienza un’adolescente con un mix letale di eroina, metadone e Rivotril (uno psicofarmaco che combinato con l’alcol ha gli effetti dell’eroina). La causa del decesso è una crisi respiratoria dovuta al mix micidiale di droghe. L’hanno lasciata morire in modo lento e inesorabile.
Uno dei senegalesi ha anche provato a difendersi sostenendo che la ragazzina fosse consenziente. Peccato che i segni sui polsi e sulle braccia, nel tentativo di tenerla ferma, raccontino un’altra verità. L’ipotesi è che Mamadou Gara abbia voluto approfittare della versione offerta da diversi testimoni: da due settimane Desirée si recava in via Lucani per cercare eroina in cambio di sesso. Suo padre, piccolo boss dello spaccio in provincia di Latina, l’aveva presa a schiaffi per impedirle di consumare droga. E per questo era stato denunciato dalla ragazza.
Intanto a San Lorenzo non si placano le polemiche per il degrado dell’area che da centro della movida degenera in teatro di spaccio e alcol a fiumi. Alcuni cittadini hanno organizzato delle ronde. «Siamo una decina di persone. I giustizieri – dice ridendo un ragazzo palestrato -. Ma non abbiamo mai contatti, ci limitiamo a chiamare la polizia. Difendiamo gli abitanti del quartiere e lo facciamo da 5-6 anni».
Sulle difficoltà di quest’angolo della Capitale a due passi dal centro interviene anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte: «Sono vicino ai genitori di Desirée per questa tragedia. Non possiamo assolutamente tollerare che all’interno del tessuto urbano si creino degli spazi sospesi dalle regole giuridiche». Domani gli interrogatori di garanzia per la convalida del fermo.

Fonte: Grazia Longo – La Stampa

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