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Salvini: “Il governo non cadrà, ma non ci sto a passare per scemo”. Di Maio: “E io non sono bugiardo”

Il faccia a faccia chiarificatore è in programma per sabato mattina, prima della riunione straordinaria del Consiglio dei ministri convocata alle 13 per chiarire ogni dubbio sul testo del decreto fiscale. Ma il trascorrere delle ore rende sempre più evidente la tensione fra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, protagonisti di un botta e risposta a distanza – in cui uno dice che non vuole essere considerato un sostenitore dei condoni e l’altro che non vuole passare per bugiardo o distratto – che anziché allentare le tensioni sembra piuttosto accentuarle. Al punto che le agenzie di stampa, citando «qualificate fonti governative», parlano espressamente di un vicepremier leghista «fortemente irritato».
Irritazione che del resto lo stesso vicepremier lascia trasparire, più che nei toni nei contenuti, nella diretta Facebook dal Trentino con cui ha replicato alle stilettate verbali arrivate per tutta la mattina dal fronte grillino. Salvini usa parole concilianti ma non fa sconti all’alleato che sembra voler far passare la Lega come il partito del condono. C’è malumore per le parole anti-leghiste dei maggiorenti pentastellati che hanno trovato una sintesi nel post del sottosegretario Michele dell’Orco che, evocando pure «capitali mafiosi», invita espressamente il ministro dell’Interno «a farsene una ragione» perché «è al governo con il Movimento 5 Stelle e NON con Berlusconi».
Salvini non ci sta a passare per amico degli evasori. Spiega che il governo non salterà («non ho intenzione di fare questo regalo al Pd e agli speculatori») ma fa notare che «da due giorni che gli amici M5s dicono tante cose e io non sono nato per condonare niente a nessuno». Di più: «Io per scemo non ci passo». Ricorda poi che i suoi alleati hanno presentato 81 emendamenti al decreto sicurezza, «come se stessero all’opposizione». Salvini si dice pronto al confronto e alla riscrittura del decreto fiscale. Ma ricorda che nel Consiglio dei ministri in cui si è votato il testo incriminato «uno leggeva il testo e uno scriveva e verbalizzava: chi scriveva era Conte , chi verbalizzava era Di Maio». Il capo leghista ribadisce, insomma, la tesi già sostenuta da altri esponenti del Carroccio, secondo cui il testo uscito dalla riunione dell’esecutivo è esattamente quello che poi ha fatto gridare allo scandalo Di Maio con la piazzata nel salotto tv di Bruno Vespa.
Ma è proprio su questo punto che Di Maio ha poi ribattuto con una propria diretta Facebook da Palazzo Chigi: «Io non ci sto a passare per bugiardo e neppure per distratto». «In Consiglio dei ministri non si è mai parlato di condono penale e di fondi esteri – ha sottolineato il leader del M5S -. Se lo si fosse fatto se ne sarebbe accorto anche Salvini». Al leader leghista, Di Maio fa sapere che «non ci si può lamentare da un lago del Trentino» e ricorda che non c’è stato alcun pre-Consiglio in cui valutare i dettagli del testo del decreto. Nel Consiglio dei ministri vero e proprio, ha ricordato, si parla dei principi generali del provvedimento non dei singoli articoli. E proprio qui, stando alla ricostruzione del grillino, starebbe l’inghippo: gli esperti dei due partiti non si sarebbero confrontati in quello che è per prassi il momento clou, quello di analisi dei dettagli dei testi poi sottoposti al voto dei ministri («non fatemi dire chi doveva convocarlo»). La chiusura è, però, un invito a riporre le armi e a voltare pagina: «Domani ci vediamo e sistemiamo tutto. E da lunedì lavoreremo per spiegare questa manovra all’Europa».
«Se rimane il condono, mi sembra ovvio che ci sia un problema», aveva invece detto in mattinata il presidente della Camera, Roberto Fico: «Si agisce all’interno di un filo rosso che è quello del contratto perché se fossimo stati uguali alla Lega, ci saremmo candidati con la Lega. Ma noi non siamo uguali alla Lega e non ci candideremo nemmeno con la Lega». Non essendo il condono nel contratto di governo, è la tesi del numero uno di Montecitorio, non può essere votato. Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, dal canto suo, si è detto certo di un accordo in Consiglio dei ministri ma ha puntualizzato che «ci sono dei temi e nella storia e nei valori del M5s, rispetto ai quali non si può indietreggiare». Fiducioso il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli: «Salvini e Di Maio risolveranno tutto, i mercati devono stare tranquilli».

Fonte: Alessandro Sala – Corriere della Sera

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