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Tsunami in Indonesia, 1.350 morti: la polizia spara per disperdere la folla affamata all’assalto dei negozi

Scatta il fenomeno sciacallaggio in Indonesia: la polizia è costretta a sparare in aria per disperdere la folla all’assalto dei market ma, sotto la sassaiola dei cittadini, ha dovuto cedere in alcuni casi alla razzia dei pochi negozi rimasti in piedi, assaliti dalla popolazione affamata. Quarantacinque persone sono state fermate dalle forze dell’ordine, sospettate di aver partecipato ai saccheggi.
Continua a salire, intanto, il bilancio ufficiale delle vittime nell’arcipelago di Sulawesi: l’agenzia nazionale per i disastri comunica che, a quattro giorni dal terremoto di magnitudo 7.5 e dal successivo tsunami, sono saliti a 1.350 i morti accertati. E si tratta di cifre destinate a salire visto che molte zone isolate restano ancora irraggiungibili per i soccorsi e che ci sono 800 feriti gravi. Nonostante la mancanza di attrezzature e le difficoltà di comunicazione, si continua a scavare a Palu e Dongala, le due cittadine costiere ridotte a cumuli di detriti, ma non ci sono molte speranze di trovare sopravvissuti sotto le macerie. I volontari sotterrano i cadaveri in gigantesche fosse comuni: sono alti, infatti, i rischi sanitari causati dai corpi in decomposizione. Circa 1.200 detenuti sono scappati da tre carceri durante il sisma.
Solo sotto l’hotel Rau-Rai di Palau, da cui martedì sono state estratte vive una decina di persone, si calcola che possano esserci ancora una cinquantina di dispersi: per capire se c’è ancora qualcuno in vita, si stanno adoperando i rilevatori acustici in grado di captare suoni e voci in profondità. I dispersi sono ancora un centinaio, mentre sono più di 16 mila gli evacuati trasferiti in 24 diverse tendopoli. Ma, anche nel dolore e nella morte, sorge la gioia e la vita: una sfollata indonesiana ha dato alla luce tre gemelli – due femmine e un maschio – dopo essere stata trasferita d’urgenza in aereo dall’accampamento in cui era sistemata all’ospedale. È la terza donna proveniente dalla zona del disastro a partorire.

Fonte: Giuseppe Gaetano – Corriere della Sera

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