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Violenza sulle donne, la testimonianza della segretaria generale della Uil Frosinone Anita Tarquini

106 femminicidi nei primi 10 mesi del 2018, una vittima ogni 72 ore, delitti che si consumano per lo più in famiglia, perché 3 donne su 4 vengono uccise da un parente, un partner o un ex partner. Numeri da brividi che parlano di un un’escalation preoccupante che sta colpendo tutte le fasce d’età della popolazione femminile. Nella “Giornata contro la violenza sulle donne”, simbolo della sensibilizzazione nei confronti del triste fenomeno, abbiamo voluto parlarne con la Segretaria Generale della UIL Frosinone Anita Tarquini, unica donna alla guida di un’organizzazione sindacale in Ciociaria, che racconta una storia drammatica accaduta nella nostra provincia, uguale purtroppo a tante altre.
«C’era una volta una bambina che, come tante altre, aveva un sogno: incontrare il principe azzurro e creare con lui una famiglia. Cresciuta con un’educazione di tipo tradizionale – racconta Anita Tarquini – un giorno conobbe l’uomo che la portò all’altare. Ebbe da lui due figli, una femmina e un maschio, il secondogenito. Il marito le disse che avrebbe continuato a metterla incinta, queste le parole usate, fin quando non fosse arrivato un maschio perché riteneva suo diritto avere un erede che, per fortuna, era arrivato subito. La sua vita trascorreva nella normalità da lei costruita, si prendeva cura del marito e dei figli che crescevano in serenità. L’uomo, però, usciva spesso di casa restando fuori la notte. Le chiese di rinunciare al lavoro perché avrebbe badato lui a tutto, gesto che gli fece guadagnare la stima di molte persone. Lei, accecata dall’amore che nutriva nei confronti del marito, innamorata come sempre, lasciò l’impiego non rendendosi conto di essere umiliata ogni giorno di più. Cercava di convincersi che fosse giusto così perché a lei, in fondo, non mancava nulla. Un giorno di festa l’uomo si mise a tavola con la moglie e i propri figli ai quali comunicò l’intenzione di voler abbandonare la famiglia avendo trovato un’altra persona. Lei sentì il peso di una responsabilità non sua, confessando al sacerdote peccati che non aveva commesso, colpevolizzandosi perché non era riuscita a dare al marito tutto quello che lui chiedeva. Dal prete si sentiva dire che avrebbe dovuto fare il possibile per mantenere unita la famiglia perché è la donna la responsabile della pace della famiglia. Così un giorno la donna, piangendo, pregò suo marito di pensare ai figli e a lei e di non lasciare la casa, per tutta risposta fu massacrata di botte fino alla morte. C’era una volta una donna che ora i suoi figli piangono davanti ad una lapide».
«Sono tante – continua la responsabile territoriale della Uil – le storie che ci vengono da donne vittime di maltrattamenti, l’ultima neanche una settimana fa nei locali della nostra sede. Sono stata io stessa a supplicarla di denunciare quanto accaduto, offrendomi di accompagnarla alle forze dell’ordine. Lei è andata via dicendomi che si sarebbe fatta risentire, spero che ciò accada ma non ci credo e non so nemmeno cosa fare di più, non ha voluto lasciarmi nemmeno il suo numero di telefono».

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