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Frosinone, Longo non è il solo responsabile: se il tecnico “salta”, deve lasciare anche qualcuno in società

Nelle prossime ore, con tutta probabilità, arriverà il comunicato dell’esonero di Moreno Longo. Continuare con il tecnico, dopo la civile ma ferma contestazione del “Benito Stirpe” e, soprattutto, dopo l’attacco alla squadra da parte dell’allenatore, sarebbe folle. Longo pagherà per le colpe di tutti, facendosi carico anche di quelle altrui.

Che l’allenatore abbia commesso degli errori è evidente, ma sarebbe ingeneroso addossargli tutte le responsabilità. La verità è che della situazione attuale la società è colpevole almeno quanto il tecnico.

Gli errori partono da lontano, da quella famosa finale di ritorno dei play-off contro il Palermo. Dal capoluogo siciliano è partita una massiccia campagna che ha visto alleati l’ex patron rosanero, i tifosi e i mezzi d’informazione: tutti uniti nell’obiettivo di delegittimare la promozione del Leone. La società giallazzurra è rimasta in silenzio troppo a lungo e, quando il presidente Stirpe si è espresso minacciando un controricorso, tanti a Frosinone hanno urlato un liberatorio «finalmente». Nel frattempo, però, le energie e le attenzioni erano state catturate dalle carte bollate anziché da ciò che faceva la squadra in campo.

A proposito, cosa faceva? Longo e i suoi giocatori erano impegnati nella tournée in nord America. Un ritiro, a conti fatti, utile solo per dare visibilità alla società, non certamente per preparare la squadra a una stagione complicatissima. In Canada gli avversari affrontati non sono stati adeguati a testare la forza del gruppo che si stava plasmando. Si è perso tempo inutilmente e quando il Frosinone ha fatto rientro in Italia, non era chiaro probabilmente nemmeno allo stesso staff tecnico quali fossero le potenzialità della squadra.

Contemporaneamente è partita la campagna acquisti. A differenza di tre anni fa, la società ha deciso di non premiare il gruppo che aveva conquistato la Serie A ma ha dato vita a una vera e propria rivoluzione. E qui c’è stato un altro errore, perché sono stati sottovalutati valori come senso di appartenenza e attaccamento alla maglia che buona parte dei giocatori ceduti aveva. Sono arrivati addirittura 16 nuovi calciatori, alcuni dei quali consapevoli di essere solo di passaggio. Sono stati ingaggiati panchinari dell’Udinese, carneadi del Chiasso (Serie B svizzera!), giocatori giunti a fine carriera, stranieri talentuosi ma reduci da stagioni di infortuni. E così più che un gruppo, il Frosinone è sembrato un’accozzaglia di giocatori: bisogna ringraziare i “veterani” della rosa se il Leone non è naufragato del tutto.

Ecco perché non deve essere solo Longo a pagare. Dovrebbe, invece, fare un passo indietro anche chi ha portato avanti un mercato del genere. Perché il Frosinone e i suoi tifosi possono pure retrocedere, ma vogliono farlo con dignità. (Gabriele Margani)

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