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Tsunami in Indonesia, oltre 281 morti: nessuna allerta prima del disastro

Un’onda alta fino a tre metri, arrivata inaspettatamente nel buio e senza nessun terremoto prima che la potesse far temere, ha devastato venerdì notte un tratto di costa occidentale dell’isola di Giava, in Indonesia, causando 281 morti, almeno mille feriti e decine di dispersi, in un fine settimana di altissima stagione per il turismo locale. Nessuna allerta era stata lanciata prima del disastro.

Lo tsunami è stato con ogni probabilità causato dall’eruzione dell’Anak Krakatoa, un vulcano a pochi chilometri al largo nello stretto della Sonda; si ipotizza che una frana sottomarina provocata dall’esplosione abbia generato l’onda anomala che si è infranta sulla spiaggia solo ventiquattro minuti dopo. L’onda ha distrutto oltre 500 case sul lungomare, danneggiando pesantemente anche nove hotel, sessanta ristoranti e 350 barche.

La maggior parte delle vittime – che al momento, secondo le prime indicazioni, sembrano essere tutte indonesiane – si è registrata a est del vulcano, sulla sponda di Giava, nel distretto di Pandenglang: spiagge come Tanjung Lesung, Carita, Teluk Lada e Panimbang, a poche ore dalla Capitale Giacarta, sono particolarmente frequentate dai turisti locali. Ed era l’inizio di un ponte festivo di quattro giorni.

Decine di vittime sono state, però, segnalate anche sulla sponda di Sumatra e si teme che ulteriori aggiornamenti del bilancio dei morti siano inevitabili. Nel frattempo le autorità hanno diramato un’allerta esortando la popolazione nell’area «a stare lontano dalle spiagge». Il muro d’acqua è arrivato all’improvviso, è penetrato all’interno della costa per decine di metri spazzando tutto sul suo cammino, abbattendo pali della luce e scaraventando macchine e motorini sui tetti di case distrutte. Facendo sentire la sua forza anche quando si è ritirato, trascinando con sé in mare cose e persone.

«Erano due onde, la seconda molto più potente della prima. Ho dovuto correre, mentre l’onda superava la spiaggia e si abbatteva 15-20 metri nell’entroterra», ha scritto su Facebook il fotografo norvegese Oystein Lund Andersen. Per le persone coinvolte, i soccorsi essenziali sono urgenti. Almeno, al contrario di altri disastri naturali in Indonesia, questa volta l’accesso dei soccorritori è più agevole, dato che infrastrutture come strade e fornitura di elettricità hanno subito danni contenuti.

Il momento del disastro è stato ripreso involontariamente da uno spettatore del concerto della pop band Seventeen, che stava suonando sulla spiaggia per un evento premio aziendale dell’ente statale Pln, la società elettrica indonesiana. Al termine della prima canzone, davanti a circa duecento spettatori, l’intero palco è stato travolto dal mare alle spalle e in un attimo la scena di festa è stata completamente devastata, causando almeno 23 morti e decine di dispersi. Un componente e un manager della band sono morti e altri tre sono dispersi.

L’eruzione dell’Anak (figlio) Krakatoa – un’isola vulcanica alta trecento metri emersa dopo la catastrofica esplosione del vicino vulcano Krakatoa nel 1883 – è iniziata alle 21:03, provocando una colonna di cenere alta mezzo chilometro. Non è stata l’eruzione più massiccia del baby vulcano da giugno, quando ha moltiplicato i segnali di rinnovata attività, tanto che era già proibito avvicinarsi a meno di due chilometri dal cratere. Gli esperti stimano che sott’acqua, senza essere percepita a terra, l’eruzione abbia però provocato uno smottamento che ha causato l’onda anomala, probabilmente potenziata anche dal vento e dalla marea in ascesa.

Fonte: Tgcom24

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