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È Ferrari il marchio più forte al mondo, ha sorpassato Coca-Cola e Disney

Dopo quattro anni Ferrari si aggiudica di nuovo il titolo di marchio più forte del mondo nella classifica di Brand Finance, società di consulenza strategica che valuta i brand. È il Cavallino quest’anno il marchio più influente tra i 500 con maggior valore economico.

«Il punteggio dell’indice di forza (BSI) è aumentato di tre punti, da 91,5 a 94,8 su 100 nell’ultimo anno, sorpassando big del calibro di McDonald’s, Coca-Cola, Lego e Disney», si legge nel rapporto di Brand Finance. Già nel 2014 Ferrari aveva conquistato il titolo in base all’analisi che tiene conto di investimenti marketing, ritorno d’immagine e ritorno economico. Ora «in base a questi criteri, Ferrari è la più forte tra solo 14 marchi della classifica Brand Finance Global 500 2019 cui è assegnato un rating AAA+» e «il suo valore del marchio è cresciuto del 27% a 8,3 miliardi di dollari».

La casa di Maranello non è l’unica trionfatrice del rapporto “Brand Finance Global 500”, illustrato al World Economic Forum di Davos, in Svizzera. Amazon difende, infatti, la sua posizione dal punto di vista del valore del marchio, con una crescita del 25% a 187,9 miliardi di dollari, davanti a Apple e Google, rispettivamente secondo e terzo. A livello di settori, a farla da padrone nella graduatoria dei “most valuable” sono i tecnologici, con Microsoft che completa il quartetto di testa, mentre a livello geografico a mettersi in luce è la Cina, buona seconda dietro agli Stati Uniti. I marchi del dragone inclusi nella graduatoria hanno, infatti, superato la quota psicologica del miliardo di dollari di valore complessivo, con iQiyi, la risposta cinese a Netflix, che si è guadagnata il titolo di brand con la crescita più rapida, mettendo a segno un +326% a livello annuo, contro il +105% della controparte statunitense. Sul fronte dei cali, anno difficile invece per Facebook, che vede la forza del suo brand ridursi dell’11%, pur conservando il settimo posto nella classifica per valore.

Fonte: Corinna De Cesare – Corriere della Sera

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