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Frosinone, serve un segnale dal mercato che allontani il clima di resa

Partiamo dalle bufale. «Il Frosinone e il presidente Stirpe vogliono retrocedere perché la Serie A ha costi elevati e per mettere le mani sul “paracadute” in caso di retrocessione», si dice. Questa teoria complottistica – retaggio delle troppe visioni del film cult L’allenatore nel pallone e della richiesta del presidente della Longobarda Borlotti al suo allenatore Oronzo Canà – è semplicemente campata in aria. Il Frosinone non vuole retrocedere, perché se è vero che la Serie A ha costi maggiori rispetto alla B, è anche vero che la differenza del ritorno economico tra le due categorie non è paragonabile, tra diritti televisivi, sponsor e incassi al botteghino. E, poi, chi un po’ conosce Maurizio Stirpe sa che si tratta di un imprenditore estremamente ambizioso: immaginate quanto gli bruci un’eventuale retrocessione.

E allora perché questo immobilismo sul mercato? Intanto perché il Frosinone, in questa categoria, non è una piazza appetibile: bisogna ammetterlo con oggettività. Non ha praticamente un passato in Serie A, non ha blasone, non ha un bacino d’utenza significativo dal punto di vista numerico e in questo momento non ha una classifica tale da attrarre nuovi giocatori. In secondo luogo la proprietà ha sempre dimostrato di essere più attenta ai conti che non al raggiungimento degli obiettivi sportivi, che pure sono stati conquistati nel recente straordinario passato. Attenzione: è un bene che Stirpe si preoccupi di mantenere la sua società sana, grazie a questa cura è stata possibile la scalata del Leone ai vertici del calcio italiano dal 2003 ad oggi.

Quello che, però, ci permettiamo di contestare alla società è l’incapacità di fare uno strappo alla regola e regalare ai tifosi un sogno di mercato. Che non vuol dire svenarsi e rischiare il fallimento, ma semplicemente venire un po’ meno alle ferree regole di bilancio che il Frosinone si è autoimposto. E in questo Stirpe dovrebbe essere aiutato dal suo management: spetta ai dirigenti fiutare l’affare e rinforzare una squadra che attualmente non riesce a competere contro nessun avversario. Insomma, serve un segnale dal mercato che allontani dal Leone l’atmosfera di resa che si respira oggi. Perché la gente è pronta ad accettare una nuova retrocessione dalla Serie A, purché sia dignitosa come quella di tre anni fa. (Gabriele Margani)

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