Atuttapagina.it

Il Leone va rinforzato per gratificare i tifosi. E se sarà addio alla Serie A, che sia un’uscita di scena dignitosa

Sono, questi, giorni di bilanci e di ricordi. Giorni nei quali tornano alla mente accadimenti del passato, neanche tanto remoto. Uno dei più emozionanti legati al Leone risale a tre anni fa. Perché vale sempre la pena, ogni tanto, ricordare che cosa furono capaci di fare i tifosi del Frosinone in quella commovente primavera del 2016: applausi sinceri e di gratitudine a una squadra che stava retrocedendo costituirono un’indimenticabile immagine regalata all’Italia calcistica. Perché questa premessa? Perché nessuno deve sentirsi in diritto di dire che a Frosinone il pubblico non sia maturo e riconoscente. Questa è una piazza nella quale il risultato passa in secondo piano se vede da parte della squadra determinazione e furore agonistico, onore e attaccamento alla maglia, orgoglio e tigna ciociara. Questa è una piazza che applaudirebbe una nuova retrocessione, senza alcun dubbio. A patto che veda un gruppo di giocatori che in campo abbia dato tutto ciò che aveva.

Il presidente Stirpe ha costruito, nel corso degli anni, una struttura che è diventata un modello da imitare per molti club. Maurizio Stirpe è stato determinante per la realizzazione dello stadio intitolato al suo indimenticato papà, è stato caparbio nel volere un impianto dover poter fare allenare il Leone. Stirpe ha dotato la società di alcune professionalità che, ciascuna nel proprio campo, hanno fatto crescere il marchio Frosinone. E i risultati sportivi sono stati, complessivamente, straordinari.

Qui nessuno dimentica il Tricase o il Giugliano, avversari nominati a mo’ di esempio tra quelli affrontati una ventina d’anni fa. Almeno non lo dimenticano coloro che hanno ormai qualche capello bianco sulla testa o che sulla testa i capelli non li hanno più. Nessuno dimentica che Stirpe tolse il Frosinone da quei campi polverosi di provincia per portarlo a giocare a San Siro, allo Juventus Stadium, all’Olimpico di Roma o al San Paolo. La gratitudine – si può affermare senza timore di essere smentiti – non è in discussione.

Da parte loro, però, i tifosi hanno sempre dato al Frosinone e alla società tutto ciò di cui disponevano: attaccamento, passione, amore, tempo e anche sacrifici economici, come quelli sostenuti quest’estate per far fronte a una campagna abbonamenti paragonabile a quella di un top club. Se la città e la provincia di Frosinone possono vantarsi in tutta Italia per le capacità e la serietà del presidente della squadra di calcio, anche i tifosi hanno contribuito a dare lustro al Leone. E lo hanno fatto anche con quegli atteggiamenti ricordati all’inizio, quegli applausi che hanno riconosciuto gli sforzi fatti dalla squadra per rendere quel campionato il più dignitoso possibile.

E, allora, eccola la parola chiave: dignità. La gente ciociara, come detto, può accettare una retrocessione, purché avvenga con dignità. E per riuscire in questa piccola impresa basta semplicemente rinforzare una squadra che adesso non è in grado di rendere orgogliosi i suoi tifosi. Al di là di qualsiasi risultato negativo. (Gabriele Margani)

Potrebbero interessarti

Commenti

Questo sito utilizza i cookies; utilizzando il nostro sito web l'utente dichiara di accettare e acconsentire l'utilizzo dei cookies.
Ulteriori Informazioni