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Giuliano di Roma, la chiesa di Santa Maria Maggiore è tornata ai fedeli

È stato necessario lasciare il portone aperto sul sagrato per permettere ai fedeli di partecipare alla funzione religiosa per la riapertura della collegiata di Santa Maria Maggiore.

Domenica scorsa il vescovo diocesano Ambrogio Spreafico ha accolto l’abbraccio dei fedeli all’interno della chiesa tornata ad essere il centro della vita religiosa di Giuliano di Roma, dopo i lavori di restauro  progettati e diretti dall’architetto Angelo Orlandi e realizzati dalla I.co.pa. srl di Veroli.

«Tanti i lavori eseguiti, eppure sembrano non esserci tanto risultano invisibili». Queste le parole pronunciate dal vescovo con partecipazione profonda ed acuta osservazione, ispirandosi alla metafora di un approccio esistenziale votato all’essenza e alla sostanza anziché all’apparenza. Davanti a monsignor Spreafico e a padre Slawomir Paska, una folta rappresentanza anche dell’amministrazione comunale che ha voluto così porgere il saluto delle autorità civili.

Si è trattato di «lavori concepiti per essere poco visibili, senza interferire con l’architettura e con la lettura del ricco apparato decorativo della chiesa – ha spiegato il progettista Angelo Orlandi – per apportare “tanta sostanza” nelle parti danneggiate dal sisma». Commosso l’intervento del parroco che si è prontamente attivato per la realizzazione del progetto, attingendo sia dai fondi reperiti personalmente, sia alle risorse messe a disposizione dalle donazioni dell’8 per 1000 alla Chiesa Cattolica.

Consacrata nel 1783, la Chiesa è stata eretta sul sito dell’antico castello di cui resta il massiccio campanile costruito sul maschio del complesso medievale.

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