Navigator: un flop o un successo?

Molte nubi si addensano sulla scadenza contrattuale dei navigator. Per il 30 aprile prossimo, sembra proprio confermata la mancanza di fondi per il rinnovo dei circa 3000 tutor personalizzati. Tutti laureati, con un’età media di 35 anni, essi sono assunti, nell’estate 2019, quali vincitori di pubblico concorso, all’uopo bandito dall’ANPAL, che vedeva ai nastri di partenza poco meno di 20.000 aspiranti.

La finalità del new job è quella di affiancare tali unità all’attività dei Centri per l’Impiego, divenuta insufficiente per carenza di personale. Ma lo scopo vero, per cui si istituisce il navigator, sta nell’assistenza ai beneficiari del reddito di cittadinanza. Lo stipendio si aggira intorno ai 1400 euro. E il costo del progetto, messo finora in atto risulta pari a 180 milioni di euro. Compreso la formazione iniziale e i rimborsi spese, quando ricorrenti. Cerchiamo ora di analizzare, cifre alla mano, i risultati conseguiti dall’operazione nel suo complesso.

Circa il 33% dei cittadini, percettori del reddito di cittadinanza, porta a casa almeno un contratto di lavoro. Nella situazione preesistente, fino al 2018, i CPI riuscivano a dare occupazione solo al 3% degli iscritti aventi diritto. Si capisce chiaramente la portata del danno, che si creerebbe con lo stop previsto per la fine di aprile prossimo. C’è incredulità e preoccupazione tra le parti sociali, ancor più se si pensa ai prossimi liberi licenziamenti.

Gli stessi responsabili dei CPI, disseminati su tutto il territorio nazionale, reputano impossibile un risultato pari a quello realizzato, se proprio si cancellasse la figura del navigator. Anche le Regioni che, si ricorda, all’inizio quantomeno scettiche in proposito, lanciano l’allarme per il probabile mancato rinnovo di contratto. A tal punto da bandire, per loro conto, prossimi concorsi che renderanno idonei poco meno di 12.000 impiegati, che andranno a rafforzare quelli già dipendenti dai Centri per l’Impiego. Dal canto suo, la ministra Catalfo non si sbilancia più di tanto, dichiarando di voler “provare a prorogare” le scadenze contrattuali fino a dicembre 2021. Ma, proprio oggi, si è aperta una strana quanto inaspettata crisi dell’Esecutivo.

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